Sindrome da Sospensione da SSRI: un contributo clinico

Selective Serotonin Reuptake Inhibitor Discontinuation Syndrome: a case report

A. Bani, M. Miniati

Psichiatra, Dirigente Medico, ASL 12 Versilia, Toscana

Key words: Discontinuation-emergent events • SSRI • Withdrawal Syndrome • Paroxetine
Correspondence: Dr. Alessandro Bani, via Badaloni 48, 557124 Livorno, Italy – Tel. +39 586 406053 – E-mail:banialex@virgilio.it

Introduzione

Dopo la loro introduzione, gli antidepressivi Inibitori Selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI) hanno avuto grande popolarità nella pratica clinica. Barbui et al. (1) evidenziano che nel 1996 il 30% degli antidepressivi venduti era rappresentato da SSRI ed il 40% da antidepressivi triciclici (TCA). Nonostante ciò, sono ancora pochi gli studi sistematici relativi agli effetti da interruzione del trattamento con questi farmaci, mentre per gli IMAO od i TCA la sindrome da sospensione è stata maggiormente studiata (2).

In letteratura, comunque, sono stati riportati diversi casi di fenomeni astinenziali o da sospensione da SSRI a cominciare da Medawar (3), che nel 1997 ha descritto una sindrome da sospensione in pazienti in terapia con vari SSRI ed ha ipotizzato che per questi farmaci possano essere presenti problemi di dipendenza e tolleranza simili a quelli da assunzione prolungata di benzodiazepine. Tuttavia, si discute ancora sulla definizione di questa sindrome; ci si chiede, infatti, quanti sintomi debbano essere presenti e per quanto tempo per poter affermare che si tratta di una Sindrome da sospensione e se dipendenza e tolleranza facciano o meno parte di essa.

Nella descrizione del caso riportato, con sindrome da sospensione intendiamo, in accordo con Lader (4), “una condizione clinica che ha un inizio, una durata ed è caratterizzata da sintomi psichici e somatici, precedentemente non lamentati dal paziente”. I sintomi, quindi, devono essere differenziati da quelli che possono costituire una recidiva del disturbo per il quale avevamo iniziato la terapia ed è quindi essenziale conoscere la sintomatologia prima che il trattamento sia stato iniziato.

Sappiamo che i sintomi astinenziali sono più frequenti con gli SSRI anticolinergici con una breve emivita ed assenza di metaboliti attivi (5) (6); alcuni di questi sintomi, quali rinorrea, mialgia, nausea, letargia, insonnia e cefalea sono simili a quelli riportati alla sospensione dei triciclici (TCA), descritti in letteratura da oltre 10 anni (6) (7) ed attribuibili alla ipereccitabilità colinergica conseguente al lungo periodo di blocco dei recettori colinergici determinato da questi composti (8).

Altri sintomi che sembrano frequentemente associati alla sospensione di tutti gli SSRI sono rappresentati da disturbi dell’equilibrio, anomalie sensoriali, comportamento aggressivo ed impulsivo.

Nel gruppo dei disturbi dell’equilibrio, particolarmente frequente è l’associazione di vertigini e lipotimie, mentre nelle anomalie sensoriali sono riportati sintomi definiti “simil shock”, descritti dai pazienti come sensazioni di “scossa o onda elettrica” (9). Particolarmente difficili da diagnosticare sono quei sintomi, più attinenti alla sfera psichica e comportamentale, che potrebbero mascherare recidive.

Sebbene temporanea, questa sintomatologia può talvolta assumere un aspetto di cronicità, tanto da condizionare lo stile di vita del paziente (Tab. I).

Alla sospensione della venlafaxina, antidepressivo in questo caso inibitore sia del reuptake della noradrenalina che della serotonina, sono stati descritti insonnia, cefalea ed astenia (10).

Anche la sospensione di fluvoxamina ha comportato sintomi quali senso di instabilità, nausea, cefalea, confusione, problemi di memoria ed astenia (11).

Sebbene apparentemente la fluoxetina sembri causare meno degli altri SSRI sintomi alla sospensione, dobbiamo ricordare che le sue caratteristiche farmacocinetiche sono del tutto particolari: la fluoxetina, infatti, ha un’emivita di circa 6 giorni, mentre quella del suo metabolita è di 4-16 giorni; pertanto è possibile che la sindrome da sospensione da fluoxetina si verifichi più tardi rispetto agli altri SSRI. La sospensione della fluoxetina ha comportato la comparsa di sintomi extrapiramidali come tremori (12), oltre a vertigini, confusione, disorientamento (13) (14).

In un trial clinico della durata di quattro settimane condotto su 242 soggetti suddivisi in tre gruppi in trattamento con SSRI, che prevedeva la sospensione di fluoxetina, paroxetina e sertralina, si evidenziavano, in proporzione diversa a seconda del composto, i sintomi sotto elencati e presenti nella Lista dei Segni e dei Sintomi conseguenti a sospensione degli SSRI (DESS: Discontinuation Emergent Signs and Symptoms) (15) (Tabb. II, III).

Sindrome da sospensione di paroxetina

La paroxetina ha aspetti comuni dal punto di vista farmacodinamico e farmacocinetico rispetto ad altri SSRI; ben assorbita, dopo assunzione per os, dal tratto gastrointestinale, ha un volume di distribuzione ed una lipofilia elevate. Lo steady state viene raggiunto in 7-14 giorni. Metabolizzata a livello epatico ha una emivita, a dosi terapeutiche di 20-30 mg/die, di circa 18-21 ore (16).

Riguardo la comparsa di una “sindrome da sospensione”, un ruolo patogenetico può essere rappresentato, oltre a quelli già citati per gli SSRI in generale, dalla diminuzione della concentrazione ematica della paroxetina, secondaria ad induzione dei citocromi p450 (CYP3A, CYP2D6, CYP1A2), oltre che dalla sospensione brusca del farmaco (17).

Nel 1993 D’Arcy (18) ha descritto un caso di distonia in un paziente che aveva interrotto l’assunzione di paroxetina e Pacheco et al. (19) hanno descritto cinque donne giovani che alla sospensione lamentavano: vertigini, disturbi della attenzione, andatura instabile; in altri studi, poi, sono stati riportati anoressia, nausea, vomito, diarrea e brividi scuotenti (20). Iapichino et al. (21) in una review a questo proposito, citano la presenza di un solo caso di episodio maniacale da sospensione.

Nel caso della paroxetina i sintomi esordiscono generalmente 3-7 giorni dopo l’ultima dose assunta e la risoluzione si presenta nell’arco di pochi giorni (22); in alcuni casi, tuttavia, può esserci la necessità di reintrodurre l’antidepressivo od inserirne uno a più lunga emivita per alleviare una sintomatologia che il paziente non tollera e successivamente proporre una riduzione più graduale del trattamento.

Caso clinico

Donna di 36 anni, insegnante di musica alle scuole medie.

Negativa l’anamnesi familiare per disturbi d’interesse psichiatrico in ascendenti e collaterali. Nessuna patologia somatica e/o metabolica da segnalare. Non fuma e beve moderatamente alcolici (vino) solo ai pasti.

Ha una figlia di 13 anni ed attualmente convive stabilmente da tre anni con un coetaneo che lavora come impiegato. Il rapporto sentimentale è vissuto con armonia e stabilità. Religiosa, nei momenti liberi pratica gli ambienti dei boy-scouts come istruttrice-aiutante.

Personalità ansiosa, ha consultato lo Psichiatra per la prima volta alcuni anni fa per un attacco di panico improvviso, non associato ad alcun stimolo fobico. Successivamente gli attacchi di panico si sono ripetuti strutturando un vero Disturbo di Panico (DP) con condotte di evitamento. In un primo tempo, la paziente veniva curata in acuzie presso il Pronto soccorso con generiche iniezioni di benzodiazepine. Successivamente, è stata impostata una terapia con paroxetina ed alprazolam ottenendo una remissione quasi completa della sintomatologia.

Da circa quattro mesi stava assumendo solo terapia a base di Paroxetina a dosi di 20 mg al giorno dopo cena.

Per il sopraggiungere di un processo febbrile, ed anche perché la paziente si sentiva ben compensata dal punto di vista psicologico, ha per 6 giorni spontaneamente sospeso la terapia farmacologica; al sesto giorno la paziente descrive così i sintomi che riportiamo:

a) “la mattina mi sono sentita incerta, come un senso di ebbrezza e di malessere generale; quando spostavo la testa avevo l’impressione di avere come delle api nella testa con un senso di vertigini, ma tutto questo l’ho attribuito all’influenza appena trascorsa”.

b) “Quello che invece mi ha spaventato è l’essermi sentita improvvisamente e senza alcun motivo triste ed abbattuta, emotivamente instabile; mi sono trovata a piangere ascoltando una canzone che mi ricordava vecchi tempi. Questa improvvisa tendenza al pianto, solo all’ascolto di un brano di musica, e la esasperante commozione per ogni avvenimento intorno a me, mi hanno impaurita perché è la prima volta che mi succede. Fortunatamente tutto è durato solo parte della mattina, poi mi sono tranquillizzata”.

c) “Il giorno seguente mi è successa un’altra cosa strana, vale a dire un impulso, una spinta che mi ha messo a disagio nella mia attività sessuale con il partner. Non sono certo una bambina, ma non mi sono mai sentita così eccitata e la stessa attività sessuale durante l’intera giornata, sia per il desiderio erotico sia per l’energia fisica coinvolta, mi ha messo in imbarazzo anche se il mio compagno ne era soddisfatto. Questa esuberanza sessuale è durata mezza giornata per poi lasciarmi impaurita ed anche con un po’ di vergogna”.

Commento

La sintomatologia quale “sensazione di malessere generale, incertezza psico-fisica simile alla ebbrezza, labilità emotiva e tendenza al pianto”, riportata peraltro nella già citata lista DESS, inizia ad essere frequentemente segnalata in letteratura. Più raramente, invece, è riportata in maniera esplicita, e che a noi sembra utile evidenziare come aspetto astinenziale, la “eccitazione sessuale e l’ipersessualità”. I sintomi di labilità emotiva e di ipersessualità, lamentati dalla paziente, tuttavia, hanno avuto la durata di solo 48 ore. Questa constatazione temporale, quindi, potrebbe esentarci da fare la diagnosi di un Disturbo dell’Umore Indotto da Sostanze (nel DSM-IV non si specifica quanto tempo dobbiamo intendere per “alterazione dell’umore persistente”) ed anche dall’ipotizzare che siamo di fronte alla slatentizzazione di un Disturbo Bipolare a cicli rapidi (nota 1).

D’altra parte, però, rivista con particolare attenzione l’anamnesi della paziente, si evidenziano brevi periodi (uno, due giorni) nei quali sono presenti contemporaneamente tristezza, rimuginazioni depressive con litigiosità, reattività e disforia; la paziente descrive nei confronti della propria bambina scatti di intolleranza e momentanei comportamenti “eccessivi” nel rimproverarla (comportamenti tuttavia difficilmente differenziabili da normali atteggiamenti educativi); la tristezza, riferita per alcuni brevi periodi, non comprometteva peraltro la normale attività quotidiana.

A complicare l’aspetto diagnostico, tuttavia, è la constatazione che vari psichiatri, che hanno visitato la paziente, hanno costantemente diagnosticato una generica nevrosi ansiosa e/o Disturbo di Panico. È vero altresì, che un Disturbo Bipolare di tipo II è molto frequentemente associato ad un Disturbo di Panico e che sintomi sottosoglia, infine, potrebbero essere stati slatentizzati dalla sospensione della paroxetina.

Conclusioni

Per la paziente i sintomi in esame sono totalmente nuovi (vissuti per la prima volta tanto da averne avuto paura e vergogna), durano solo 48 ore e quindi ci portano a considerarli come sintomi da sospensione (“Stato misto da sospensione“?), anche se risulta difficile, alla luce della letteratura esaminata e delle notizie anamnestiche in possesso dei vari clinici, stabilire se quelli fossero già presenti “sottosoglia” ed affiorati al momento della sospensione brusca dell’SSRI.

Questa problematica assume per altro particolare rilievo anche nella prospettiva di un diverso e più specifico trattamento psicofarmacologico che potrebbe prevedere, ad esempio, uno stabilizzatore dell’umore.

(nota 1) Il DSM-IV definisce un episodio ipomaniacale come un periodo definito di umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile, che dura ininterrottamente almeno quattro giorni; la durata comunque è arbitraria ed ancora discussa ed in letteratura non vi è grande riscontro di quanto debba durare la relazione farmaco-ipomania.

Tab. I. Sintomi da sospensione da triciclici. Tricyclic antidepressant withdrawal symptoms.

Sintomi da sospensione da triciclici

disturbi gastrointestinali (diarrea, nausea, vomito, dolori addominali)

disturbi somatici (mialgia, cefalea)

disturbi del sonno (insonnia, letargia, eccessiva attività onirica)

disturbi motori (acatisia, parkinsonismo)

disturbi comportamentali (fino alla mania)

misti (aritmie cardiache, sudorazione, brividi, debolezza)

Nuovi sintomi da sospensione da SSRI

problemi di equilibrio (senso di instabilità, atassia, vertigini)

anomalie sensoriali (sensazioni simil shock elettrico, parestesie, bruciore, formicolio, ipoestesie)

comportamento aggressivo ed impulsivo (tendenza al suicidio, all�omicidio, cleptomania)

Da Dilsaver et al. (23).

Tab. II. Alcuni sintomi presenti nella DESS e riferiti alla sospensione di Fluoxetina, Sertralina e Paroxetina (15). Some symptoms present in Discontinuation-Emergent Signs and Symptoms (DESS) and referred to suspension of fluoxetine, sertraline, and paroxetine (15) .

Peggioramento del tono dell�umore

Dolori muscolari

Irritabilità

Tremore

Agitazione

Andatura barcollante

Vertigini

Diarrea

Confusione

Astenia

Cefalea

Brividi

Nervosismo

Panico

Crisi di pianto

Ulcere oculari

Ostilità

Tensione muscolare

Nausea

Labilità emotiva

Amnesia

Disturbi del sonno

Sudorazione

Incubi

Depersonalizzazione

Tab. III. Discontinuation-Emergent Signs and Symptoms (DESS).

1. Nervosismo ed Ansia

2. Umore elevato

3. Irritabilità

4. Improvviso peggioramento dell�umore

5. Improvvisa sensazione di angoscia

6. Attacco di panico

7. Crisi di pianto o tristezza

8. Agitazione

9. Derealizzazione

10. Confusione e difficoltà a concentrarsi

11. Disturbi della memoria

12. Oscillazioni dell�umore

13. Difficoltà nel sonno, insonnia

14. Incremento dei sogni ed incubi

15. Aumento della sudorazione

16. Tremore

17. Tensione muscolare

18. Dolori muscolari

19. Sensazione di gambe senza riposo

20. Crampi muscolari, spasmi

21. Astenia, affaticamento

22. Incoordinazione

23. Visione offuscata

24. Ulcere oculari

25. Movimenti della lingua incontrollabili

26. Problemi nel parlare chiaramente

27. Cefalea

28. Ipersalivazione

29. Vertigini e sensazione di testa vuota

30. Rinorrea

31. Respiro corto

32. Brividi

33. Febbre

34. Vomito

35. Nausea

36. Diarrea

37. Crampi gastrici

38. Stomaco gonfio

39. Sensazioni visive insolite

40. Sensazioni di bruciore, intorpidimento, prurito

41. Sensitività acustica inusuale

42. Suoni o rumori nelle orecchie

43. Sapori o odori insoliti

Ai pazienti viene chiesto se durante gli ultimi 7 giorni hanno sperimentato qualche cambiamento nei sintomi elencati.
Il paziente deve scegliere tra una delle quattro risposte
(a. sintomo nuovo, b. sintomo vecchio, ma peggiorato; c. sintomo vecchio ma migliorato; d. sintomo vecchio ma cambiato o sintomo non presente).

1 Barbui C, Campomori A, D�Avanzo B, Negri E, Garattini S. Antidepressant drug use in Italy since the introduction of SSRIs: national trends, regional differences and impact on suicide rates. Soc Psychiatry Psychiatr Epidemiol 1999;34:152-6.

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21 Iapichino S, Colzi A, Massimo V. Inibitori selettivi del reuptake della serotonina � ISRS � Sindrome da sospensione: fattori patogenetici e differenziazione tra i diversi SSRI. Ital J Psychopathol 2000;6:180-6.

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23 Dilsaver SC, Greden JF, Snider RM. Antidepressant withdrawal syndromes phenomenology and phisiopathology. Int Clin Psychopharmacol 1987;2:1-19.