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R. Zoccali, D. Campolo, C. Carroccio, C. Cedro, M.R.A. Muscatello, G. Pandolfo, A.E. Di Rosa, M. Meduri - Vol. 5, Settembre 1999 - n. 3

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Il burnout e l’emozione rabbia
Burnout and anger

R. Zoccali, D. Campolo, C. Carroccio, C. Cedro,
M.R.A. Muscatello, G. Pandolfo, A.E. Di Rosa, M. Meduri
Istituto di Psichiatria, Policlinico Universitario, Messina

Parole chiave: Burnout - Rabbia - Adattamento - Psico-oncologia - STAXI - CPS - MBI
Key words:
Burnout - Anger - Adjustment - Psycho-oncology - STAXI - CPS - MBI

 Introduzione

Il termine burnout (in italiano "scoppiato, bruciato, esaurito"), introdotto da Freudenberger nel 1975, configura una condizione di stress lavorativo rilevato in prevalenza tra i soggetti impegnati in attività professionali "di aiuto" e quindi presente con maggiore frequenza nell’area socio-sanitaria (1, 2).

Christina Maslach ha definito il burnout "una sindrome di esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale", ed ha dato un importante contributo alla ricerca grazie alla realizzazione di uno specifico strumento psicodiagnostico standardizzato, il Maslach Burnout Inventory (3-5).

L’"esaurimento emotivo" si caratterizza per la mancanza dell’energia necessaria per affrontare la realtà quotidiana e per la prevalenza di sentimenti di apatia e distacco emotivo nei confronti del lavoro. Il soggetto si sente svuotato, sfinito, le sue risorse emozionali sono "esaurite".

Con il termine "depersonalizzazione"* Maslach intende un atteggiamento caratterizzato da distacco e ostilità che coinvolgono primariamente la relazione professionale d’aiuto, vissuta con fastidio, freddezza e cinismo. Il soggetto di conseguenza tenta di sottrarsi al coinvolgimento, limitando la quantità e la qualità dei propri interventi professionali al punto da rispondere evasivamente alle richieste di aiuto e sottovalutare o negare i problemi del paziente.

La ridotta realizzazione personale fa riferimento ad un sentimento di "fallimento professionale" per la percezione della propria inadeguatezza al lavoro, sottesa dalla consapevolezza del disinteresse e dell’intolleranza verso la sofferenza degli altri, e dai conseguenti sentimenti di colpa per le modalità relazionali impersonali e disumanizzate che hanno ormai sostituito l’efficacia e la competenza nel trattare con altri esseri umani sofferenti.

Alla situazione psicologica e relazionale sopra descritta si associano generalmente sintomi fisici sotto forma di vaghi malesseri, astenia, cefalea, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia), algie diffuse, turbe dispeptiche.

La sindrome del burnout rappresenta la risultante di uno squilibrio tra le richieste professionali e la capacità individuale di affrontarle; è quindi una condizione che esprime una sollecitazione emozionale di frustrazione e demoralizzazione, con difese inadeguate e comportamenti maladattativi.

Il burnout riconosce una patogenesi di tipo multifattoriale, all’interno della quale interagiscono fattori socio-ambientali e caratteristiche personologiche (6-9).

Tra i primi giocano un ruolo importante le condizioni dell’ambiente lavorativo, quali l’eccessivo carico di lavoro, la burocratizzazione intensa delle istituzioni, l’imprecisa definizione di ruoli e competenze in un contesto sociale comunque caratterizzato da una forte tendenza individualistica e da una notevole motivazione al successo ed alla competitività (10).

Tra i fattori di rischio individuali sono da valutare il significato personale attribuito al lavoro, le aspettative eccessive o irrealistiche, le scelte sottese non da motivazioni autentiche, ma da bisogni conflittuali, da sentimenti di onnipotenza o da idealizzazioni di tipo narcisistico (11, 12).

Vari autori hanno identificato alcune caratteristiche personologiche che potrebbero avere un ruolo nella genesi del burnout: Cherniss sottolinea il ruolo di meccanismi difensivi inadeguati quali la negazione, unitamente alla bassa autostima, alla tendenza all’impulsività ed all’eccessivo bisogno di approvazione (13).

Nel contesto delle manifestazioni cliniche del burnout, la letteratura non ha dato particolare rilievo all’emozione rabbia; è invece probabile che tale emozione, oltre ad essere verosimilmente più presente, finisca con l’interferire con la situazione interpersonale, determinando in ultima analisi un potenziamento dello stesso burnout.

Per Jaspers la rabbia, quale stato affettivo-emotivo, oltre a "dare un tono alla coscienza oggettiva" può far parte della coscienza di sé; viene quindi percepita come uno stato di tensione interna che può produrre notevole disagio e condizionare negativamente i processi di adattamento (14).

Arieti definisce la rabbia un’emozione di primo grado o protoemozione "che segue la percezione di un pericolo da superare con la lotta, vale a dire, per mezzo di un comportamento aggressivo piuttosto che con la fuga" (15).

Kernberg considera la rabbia come lo stato affettivo che attiva l’aggressività, da cui possono derivare dei comportamenti aggressivi contestualmente inappropriati con incremento della reattività emozionale agli stimoli ambientali e perdita del controllo inibitorio del comportamento (16).

Abbiamo condotto uno studio con la finalità di valutare eventuali correlazioni tra la presenza della sindrome del burnout come viene descritta in letteratura, specifici tratti di personalità, e l’emozione rabbia, dal momento che, a nostro avviso, quest’ultima potrebbe avere, in tale contesto, una maggiore significatività psicopatologica e clinica.

Materiali e metodi

Il campione è costituito da 36 soggetti (21 maschi, età media 35,7 ± 6,5 anni e 15 femmine, età media 37,3  ± 4,7 anni) che lavorano come personale medico ed infermieristico presso due reparti di oncologia di due diversi ospedali.

La delimitazione della nostra ricerca all’area oncologica è in funzione dell’alto rischio di burnout in questa specifica attività, come espresso in numerosi studi (17-20).

Tutti i soggetti sono stati sottoposti ad un preventivo colloquio psichiatrico al fine di escludere, ad eccezione dei disturbi dell’adattamento, patologie mentali degli Assi 1 e 2.

Ad ognuno di loro sono stati somministrati i seguenti test:

1) MBI – MASLACH BURN – OUT INVENTORY (21, 22). È un questionario in autosomministrazione costituito da 22 items che identificano 3 sottoscale;

– EE - esaurimento emotivo: esamina la sensazione di essere inaridito emotivamente ed esaurito dal proprio lavoro;

– DP - depersonalizzazione: misura una risposta fredda ed impersonale nei confronti degli utenti del proprio servizio, cura, trattamento o prestazione;

– PA - realizzazione personale: valuta la sensazione relativa alla propria competenza ed al proprio desiderio di successo nel lavorare con gli altri;

– i punteggi elevati a questa scala, a differenza delle precedenti, sono indicativi di una maggiore realizzazione personale e, conseguentemente, di un minore livello di burnout.

Il questionario offre una valutazione quantitativa identificando tre gradi di gravità: alto, medio e basso grado; il burnout è considerato come una variabile continua e non dicotomica, che può essere presente o assente.

2) C P S- COMREY PERSONALITY SCALE (23)

È un questionario in autosomministrazione costituito da 180 items che consentono una valutazione della personalità attraverso otto dimensioni:

– T- Fiducia /Difensività

– O- Ordine / Assenza di Compulsività

– C- Conformismo sociale /Atteggiamento ribelle

– A- Attività /Mancanza di energia

– S- Stabilità emotiva / Nevroticismo

– E- Estroversione /Introversione

– M- Mascolinità /Femminilità

– P- Empatia /Egocentrismo

3) STAXI – STATE – TRAIT ANGER EXPRESSION INVENTORY (24)

È un questionario in autosomministrazione che valuta l’emozione rabbia in tutte le sue variabili, costituito da 44 items che formano sei scale e due sottoscale:

– S R- Rabbia di stato: misura l’intensità della rabbia al momento della somministrazione. Questo aspetto della rabbia può essere utile per valutare situazioni contingenti e attive nel momento in cui il test viene somministrato. Ai fini della nostra ricerca è un dato quindi poco rilevante per definire una condizione adattativa permanente;

– T R- Rabbia di tratto: misura le differenze individuali nell’essere disposti a provare rabbia e comprende due sottoscale;

– T-R/T Temperamento portato alla rabbia: misura la predisposizione generale a provare o esprimere rabbia senza una specifica ragione;

– T- R/R Reazione di rabbia: misura l’espressione della rabbia quando si viene criticati o minacciati ingiustamente dagli altri;

– AX/IN Rabbia rivolta all’interno: fa riferimento alla frequenza con cui la rabbia è trattenuta o soppressa;

– AX/OUT Rabbia rivolta all’esterno: fa riferimento alla frequenza con cui la rabbia è espressa verso altre persone o oggetti dell’ambiente;

– AX/CON Controllo della rabbia: fa riferimento alla frequenza con cui un individuo gestisce efficacemente l’emozione rabbia (il soggetto mette in atto meccanismi difensivi, quali la razionalizzazione, la sublimazione, l’ironia che servono ad attenuare e risolvere la rabbia);

– AX/EX Espressione della rabbia: è un item che si ricava dalle scale precedenti (AX/IN + AX/OUT - AX/CON). Fa riferimento alla quota di rabbia sperimentata dal soggetto e non neutralizzata dai meccanismi di controllo.

Risultati

Le caratteristiche socio-demografiche relative al gruppo esaminato sono riportate nella Tabella I, dove sono state considerate: età, anni di scolarità, ore di lavoro settimanali, tempo di lavoro in ambito sanitario, tempo di lavoro in oncologia.

La Tabella II mostra i valori medi e le DS ottenute dal gruppo in esame al Maslach Burnout Inventory. I punteggi espressi dal test indicano che il gruppo presenta mediamente un livello di Burnout medio-alto.

La Tabella III mostra i valori medi e le DS delle scale dello State-Trait Anger Expression Inventory (STAXI) ottenuti dal gruppo in esame diviso in base al sesso, in quanto in questo test i valori normativi sono distinti tra maschi e femmine. Tali valori rientrano nel range di normalità e non indicano pertanto una tendenza media ad esperire in modo anomalo sentimenti di rabbia.

La Tabella IV indica i valori medi e le DS che i soggetti del gruppo hanno ottenuto nelle diverse scale della Comrey Personality Scale (CPS). Anche in questo test, come per lo STAXI, i valori normativi sono distinti in base al sesso. I punteggi medi sono sovrapponibili al campione normativo, con una variabilità intragruppale che non si discosta da quella del campione di standardizzazione del test. Non emergono, pertanto, specifiche caratterizzazioni personologiche nell’ambito del nostro gruppo.

La tabella V mostra le correlazioni tra il Maslach Burnout Inventory e le variabili socio-demografiche. Si osserva come vi sia un’unica correlazione statisticamente significativa tra "l’esaurimento emotivo" ed il "tempo trascorso in ambiente oncologico".

Nella Tabella VI sono rappresentati i coefficienti di correlazione tra il Maslach Burnout Inventory (MBI) e la Comrey Personality Scale (CPS). Si osserva come "l’esaurimento emotivo" correli negativamente con il "conformismo sociale", "l’attività" e "l’empatia". I soggetti più conformisti, più attivi e maggiormente empatici presentano una minore tendenza all’esaurimento emotivo. Inoltre la "depersonalizzazione" correla negativamente con il "conformismo sociale" e con "l’empatia", nel senso che i soggetti più conformisti ed empatici vanno meno frequentemente incontro a comportamenti di spersonalizzazione. Infine la "realizzazione personale" correla negativamente con "l’ordine" e positivamente con "l’attività", la "stabilità emotiva" e "l’empatia". In tal senso i soggetti con maggiore attività, stabilità emotiva ed empatia percepiscono una maggiore realizzazione personale laddove i soggetti più ordinati, rigidi e metodici percepiscono più facilmente un fallimento della realizzazione personale.

La Tabella VII fa riferimento alle correlazioni tra il Maslach Burnout Inventory (MBI) e le variabili dello State-Trait Anger Expression Inventory (STAXI). Si può osservare come "l’esaurimento emotivo", la "depersonalizzazione" e la "realizzazione personale", correlino con "l’espressione della rabbia", con la "rabbia rivolta verso l’esterno" e con il "controllo della rabbia". Si può dire, quindi, che i soggetti con maggiore esaurimento emotivo, maggiore depersonalizzazione e minore realizzazione personale sono quelli che esperiscono più rabbia e ne hanno un minore controllo.

Conclusioni

I dati relativi al Maslach Burnout Inventory evidenziano che il campione in esame esprime un livello medio-alto di burnout, a conferma che determinate situazioni lavorative particolarmente stressanti sono da ritenere evidenti fattori di rischio; la nostra indagine, inoltre, fa rilevare che il tempo di esposizione alle condizioni lavorative stressanti assume particolare rilievo: l’insorgenza e l’entità del burnout aumentano proporzionalmente al prolungarsi del tempo di lavoro presso il reparto di Oncologia.

Le caratteristiche personologiche rilevate al CPS sono sovrapponibili a quelli della popolazione generale ma, nella valutazione delle correlazioni, si rileva che alcuni tratti di personalità, quali l’ordine, la stabilità emotiva, l’empatia, l’attività ed il conformismo, tendono a contenere l’espressione del burn-out, e ciò è in accordo con quanto riferito in letteratura (25, 26).

L’emozione rabbia, valutata allo STAXI, non raggiunge mediamente valori patologici, ma dalle correlazioni si ricava che il grado di rabbia (AX/EX) e la sua espressione verso l’ambiente (AX/OUT) sono direttamente proporzionali al livello di burnout, mentre la possibilità di realizzare un controllo efficace della rabbia (AX/CON) è inversamente proporzionale alla presenza del burnout.

Il burnout come situazione psicopatologica che causa un marcato disagio esistenziale, caratterizzato da un atteggiamento disforico e da comportamenti non adeguati alle necessità, potrebbe ricadere nel Disturbo dell’Adattamento Non Specificato, non configurandosi un’alterazione delle aree emotive e della condotta tale da soddisfare i criteri diagnostici per uno specifico Disturbo dell’Adattamento.

In una prospettiva meno nosografica e più psicobiologica, qualunque situazione di stress comporta alterazioni emotive in senso ansioso, depressivo o disforico che, ben valutate nell’ambito dei Disturbi dell’Adattamento, sono leggermente sottostimate nel burnout, in cui sono stati maggiormente enfatizzati gli aspetti psicorelazionali piuttosto che l’assetto emotivo che presumibilmente condiziona i primi.

Accanto ad una reazione di demoralizzazione, che sembra sottendere prevalentemente le espressioni dell’esaurimento emotivo e della realizzazione personale, si intuisce come la depersonalizzazione, così come definita da Maslach (atteggiamenti di distacco e ostilità e relazione disumanizzata) possa essere sottesa dall’emozione rabbia.

La rabbia potrebbe ricoprire un ruolo importante nella dinamica del burnout, assumendo il significato di una risposta emotiva, che contribuirebbe a mantenere e ad amplificare il burnout stesso attraverso un circuito di rinforzo e modalità di autoalimentazione: un’espressione comportamentale improntata a sentimenti di rabbia solleciterebbe nell’interlocutore reazioni oppositive o di risentimento che a loro volta interferirebbero con la risoluzione del sentimento di rabbia in chi sperimenta il burnout.