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S. BELLINO, M. ZIZZA, E. PARADISO, L. PATRIA, A. RIVAROSSA, M. FULCHERI, F. BOGETTO- Vol. 9, September 2003, Issue 2

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Articolo originale/Original article

Disturbo da dismorfismo corporeo e disturbi di personalità: un’indagine clinica in pazienti della chirurgia estetica
Body dysmorphic disorder and personality disorders: a clinical investigation in patients seeking cosmetic surgery

S. BELLINO, M. ZIZZA, E. PARADISO, L. PATRIA, A. RIVAROSSA, M. FULCHERI*, F. BOGETTO

Struttura Complessa di Psichiatria a Direzione Universitaria, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino;
* Professore Associato di Psicologia Clinica, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Torino


Key words: Body dysmorphic disorder • Schizotypal personality disorder • Paranoid personality disorder • Cosmetic surgery

Correspondence: Dr. Silvio Bellino, SCDU di Psichiatria, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino, via Cherasco 11, 10126 Torino, Italy - Tel. +39 11 6634848 - Fax +39 11 6673473 - E-mail: silvio.bellino@unito.it

Introduzione

Il disturbo da dismorfismo corporeo o dismorfofobia (dal greco dismorfia, che significa bruttezza, in particolare del volto) è stato descritto per la prima volta da Morselli (1), come una sensazione soggettiva di deformità o di difetto fisico, per la quale il paziente ritiene di essere notato dagli altri, nonostante il suo aspetto rientri nei limiti della norma. Negli anni successivi, Janet e Kraepelin ne hanno sottolineato le caratteristiche egodistoniche, includendolo nella nevrosi ossessiva; tuttavia, come ha osservato Jaspers, le preoccupazioni del paziente possono assumere di volta in volta i connotati di un’ossessione, un’idea prevalente o un delirio secondario (2)-(4).

L’aspetto psicopatologico fondamentale è infatti la preoccupazione eccessiva per le proprie presunte deformità, che il paziente non riesce a tollerare. Nel DSM-IV (5) e nel DSM-IV-TR (6) il disturbo è definito come: a) una preoccupazione per un supposto difetto nell’aspetto fisico. Se è presente una piccola anomalia, l’importanza che la persona le dà è di gran lunga eccessiva; b) la preoccupazione causa disagio clinicamente significativo oppure menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre aree importanti; c) la preoccupazione non risulta meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale.

Durante il decorso del disturbo le modalità espressive dei contenuti ideativi possono cambiare, da fasi ossessive a fasi francamente deliranti, che spesso si susseguono nel paziente in tempi successivi (7)-(9).

La letteratura riporta la frequente presenza di altri sintomi psichici o la comorbilità con disturbi di Asse I. Hollander e Aronowitz (10) e Cohen et al. (11) rilevano sintomi depressivi, marcata labilità emotiva, ritiro sociale, perdita di piacere e di interessi. Il disturbo può insorgere nel corso di una depressione maggiore e in tal caso sono spesso presenti sin dall’esordio sintomi psicotici. Possono inoltre essere associati disturbi affettivi di tipo bipolare, con episodi di natura espansiva o mista, come pure disturbi d’ansia, quali il disturbo ossessivo-compulsivo, la fobia sociale e il disturbo di panico con e senza agorafobia (12)-(15). Inoltre, sono descritti casi in comorbilità con disturbi del comportamento alimentare (5) (9) (16) e abuso di sostanze (10) (12) (13) (17) (18).

Altri studi si sono occupati di valutare la comorbilità con i disturbi di Asse II. In particolare, Hollander et al. (19) hanno individuato una comorbilità del 16% con i disturbi di personalità del Cluster C (evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo), del 12% con i disturbi di personalità del Cluster B (istrionico, narcisistico, antisociale, borderline) e del 10% con i disturbi di personalità del Cluster A (paranoide, schizoide, schizotipico).

Neziroglu et al. (20), valutando mediante la SCID-II 17 pazienti con disturbo da dismorfismo corporeo, hanno rilevato che tutti presentavano almeno un disturbo di personalità secondo il DSM-III-R. I soggetti avevano una media di 6 disturbi di personalità e il 77% ne presentava 4 o più, con una prevalenza dei disturbi evitante e ossessivo-compulsivo pari all’82% e dei disturbi autofrustrante e borderline pari al 76%.

Veale et al. (13), in una ricerca su 50 pazienti dismorfofobici, hanno individuato mediante la SCID-II la presenza di almeno un disturbo di personalità nel 72% dei casi, 2 nel 48% e 3 nel 26% (secondo il DSM-III-R). I più frequenti sono stati i disturbi di personalità evitante e paranoide (ciascuno presente nel 38% dei casi), seguiti dai disturbi di personalità ossessivo-compulsivo (28%), passivo-aggressivo (16%), dipendente (12%), istrionico (8%), narcisistico e borderline (6%).

Due recenti indagini di Cohen et al. (11) e Phillips e McElroy (21) considerano la presenza di uno o più disturbi di personalità nei pazienti dismorfofobici come un fattore rilevante per l’inquadramento clinico-terapeutico del paziente. Cohen et al. (11) hanno valutato mediante la SCID-II 17 soggetti con diagnosi di disturbo da dismorfismo corporeo. L’87% ha soddisfatto i criteri per almeno un disturbo di personalità e il 53% ha soddisfatto i criteri per più di un disturbo di personalità. Sono risultati prevalenti i disturbi del Cluster C nell’80%, seguiti dai disturbi del Cluster A nel 40% e del Cluster B nel 27%. Gli autori non hanno rilevato una relazione significativa fra numero di tratti di ciascun disturbo di personalità e gravità dei sintomi dismorfofobici valutati mediante la BDD-YBOCS.

Phillips e McElroy (21) hanno valutato mediante la SCID-II 148 soggetti con diagnosi di disturbo da dismorfismo corporeo. Il 57% di essi ha soddisfatto i criteri per uno o più disturbi di personalità, con prevalenza dei disturbi del Cluster C: disturbo evitante di personalità (43%), dipendente (15%), ossessivo-compulsivo e paranoide (14%). Gli autori hanno individuato alti punteggi al nevroticismo e bassi punteggi all’estroversione e alla coscenziosità mediante il Neo-Five Factor Inventory (NEO-FFI). Questi risultati suggeriscono che il tasso di disturbi di personalità nel disturbo da dismorfismo corporeo è relativamente alto, con il disturbo evitante di personalità come più frequente. Inoltre, i profili di personalità che emergono dai dati dello studio di Phillips e McElroy, caratterizzati da alti punteggi al nevroticismo, introversione, ansia e evitamento sociale, concordano con le caratteristiche di personalità tradizionalmente descritte nei pazienti dismorfofobici, considerati sensibili, timidi, introversi, riservati e socialmente evitanti (22).

Il disturbo da dismorfismo corporeo si presenta con una certa frequenza (dal 6 al 15%) negli ambienti di chirurgia plastica e di dermatologia (23)-(25), ed è stato indagato in modo particolare nelle popolazioni dei pazienti candidati alla chirurgia estetica, per valutarne le possibili implicazioni sui risultati dell’intervento. In particolare, Baldaro et al. (26), Ohjimi et al. (27), Cunningham et al. (28) (29), Rohrich (30), Sarwer e Crerand (31), hanno delineato l’esigenza di una valutazione psichiatrica preoperatoria approfondita del paziente, al fine di prevenire gravi scompensi psicopatologici nel postoperatorio. In questi pazienti è stata riscontrata un’ampia gamma di disturbi mentali, ma le sindromi psichiatriche rilevate con maggior frequenza sono state il disturbo da dismorfismo corporeo e i disturbi di personalità (32), entità cliniche peraltro spesso embricate tra loro (33).

Pertschuk et al. (34) hanno confrontato 30 uomini e 30 donne che avevano richiesto interventi di chirurgia estetica. Nel 3,3% degli uomini è stato diagnosticato un disturbo da dismorfismo corporeo secondo i criteri del Body Dysmorphic Disorder Examination Self-Report (BDDE-SR).

Successivamente, in uno studio su 20 pazienti della chirurgia estetica e 20 controlli della chirurgia generale, Vargel e Ulusahin (35) hanno valutato la presenza di disturbi psichiatrici, analizzando gli aspetti percettivi, cognitivi e comportamentali dell’immagine corporea. Il 20% di questi pazienti ha avuto diagnosi di disturbo da dismorfismo corporeo secondo il DSM-IV. Non sono state rilevate differenze significative fra questi soggetti e i controlli alla valutazione della psicopatologia associata secondo la Symptom Check List-90 (SCL-90) e il Beck Depression Inventory (BDI), né all’alterazione dell’immagine corporea mediante il Multidimensional Body-Self Relations Questionnaire (MBSRQ). Napoleon (36) ha rilevato i disturbi di personalità in 133 pazienti candidati alla chirurgia estetica. Il 29% dei pazienti non ha soddisfatto i criteri per alcun disturbo di personalità (secondo il DSM-III-R). Dei restanti, sono stati soddisfatti i criteri per il disturbo di personalità narcisistico nel 25%, dipendente nel 12%, istrionico nel 9,75%, borderline nel 9%, ossessivo-compulsivo nel 4%, antisociale e passivo-aggressivo nel 3%, schizotipico, schizoide e evitante nell’1,5%, paranoide nello 0,75%.

Tuttavia, i dati che correlano i disturbi di personalità con il disturbo da dismorfismo corporeo in questa tipologia di pazienti sono attualmente molto limitati. Per quanto ci è stato possibile rilevare in letteratura, è disponibile uno studio di Maffei e Fossati (37) che ha indagato con gli attuali criteri diagnostici i rapporti fra disturbo da dismorfismo corporeo e disturbo di personalità, valutandone le implicazioni per la richiesta di un intervento di chirurgia correttiva estetica. Lo studio, condotto nel 1993, è stato effettuato con strumenti diagnostici standardizzati e validati basati sui criteri diagnostici previsti dal DSM-III-R (Body Dissatisfaction Questionnaire e Personality Diagnostic Questionnaire-Revised), sul disturbo da dismorfismo corporeo e sulle sue relazioni con i disturbi di personalità, in un campione di 30 soggetti ammessi consecutivamente ad interventi di chirurgia estetica (nessun soggetto necessitava di interventi di chirurgia correttiva o ricostruttiva). È stato rilevato che il disturbo da dismorfismo corporeo, quando viene diagnosticato in base a criteri operazionalizzati e con strumenti validati, è un’entità clinica di relativamente raro riscontro (6,7%) tra i pazienti che richiedono interventi chirurgici estetici – la principale fonte di disagio psicologico è risultata essere la discrepanza fra il proprio aspetto fisico e un aspetto ideale (46,7%). Gli autori hanno evidenziato un’elevata correlazione fra disturbo da dismorfismo corporeo e disturbi evitante e dipendente di personalità. Tali associazioni sono risultate specifiche del disturbo da dismorfismo corporeo, poiché nessun disturbo di personalità è risultato significativamente correlato alla semplice insoddisfazione per il proprio aspetto corporeo (37). Sulla base di questi risultati gli autori ipotizzano che un profilo di personalità abnorme possa rappresentare la condizione predisponente per lo sviluppo di una reazione psicopatologica acuta (disturbo da dismorfismo corporeo), che a sua volta diventa la motivazione fondamentale alla richiesta dell’intervento estetico.

Per verificare questa ipotesi, abbiamo condotto uno studio su pazienti candidati alla chirurgia estetica e abbiamo indagato la presenza di disturbo da dismorfismo corporeo e disturbi di personalità, attraverso strumenti diagnostici standardizzati. L’obiettivo del presente studio è quello di verificare se, sulla base di specifici disturbi di personalità, si possa instaurare una reazione psicopatologica a imperfezioni fisiche (sintomi dismorfofobici o disturbo da dismorfismo corporeo), tale da indurre il soggetto a rivolgersi al chirurgo plastico per un intervento correttivo estetico.

Materiali e metodi

L’indagine è stata condotta presso la Struttura Complessa di Psichiatria a Direzione Universitaria del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino nel periodo compreso fra l’ottobre 2001 e l’ottobre 2002.

Sono stati arruolati tutti i soggetti che avevano richiesto consecutivamente di sottoporsi a un intervento correttivo estetico, rivolgendosi ad un chirurgo plastico ricostruttivo che svolge la sua attività presso l’Azienda Sanitaria Ospedaliera "San Giovanni Battista" di Torino (A.R.). La valutazione psichiatrica e psicologico-clinica è stata compiuta nella settimana precedente l’intervento chirurgico.

Sono stati esclusi i soggetti con diagnosi psichiatrica lifetime di:

1. demenza, delirium, disturbo amnestico e altri disturbi cognitivi;

2. schizofrenia e altri disturbi psicotici;

3. disturbi bipolari.

Sono inoltre stati esclusi i pazienti con diagnosi attuale di episodio depressivo maggiore e quelli che avevano assunto psicofarmaci nelle due settimane precedenti la valutazione e/o seguivano un intervento psicoterapico strutturato.

Strumenti

Sono stati impiegati i seguenti strumenti di valutazione:

– un’intervista semistrutturata per l’identificazione delle caratteristiche demografiche e cliniche (età, genere, livello di istruzione, pregressi interventi di chirurgia estetica, età d’esordio e durata degli eventuali sintomi dismorfofobici, comorbilità familiare psichiatrica);

– l’Intervista Clinica Strutturata per i Disturbi del DSM-IV (SCID) (38), per identificare la presenza di disturbi di Asse I e II;

– la Body Dysmorphic Disorder Yale-Brown Obsessive-Compulsive Scale (BDD-YBOCS) (39) per la valutazione della gravità dei sintomi dismorfofobici;

– le Scale di Hamilton per la Depressione (HAM-D) (40) e per l’Ansia (HAM-A) (41).

La diagnosi di disturbo da dismorfismo corporeo è stata posta secondo i criteri del DSM-IV-TR (5) e sulla base dei risultati della SCID. È stato inoltre richiesto un punteggio della BDD-YBOCS >16 e una durata dei sintomi dismorfofobici > 12 mesi.

Analisi dei dati

I dati raccolti nei due sottogruppi di pazienti, distinti in base alla presenza di disturbo da dismorfismo corporeo, sono stati sottoposti ad analisi statistica bivariata, applicando:

– il test del t di Student per campioni indipendenti per l’analisi delle variabili continue (età, età d’esordio e durata dei sintomi dismorfofobici, punteggio delle scale HAM-D e HAM-A, numero di tratti di personalità evitanti, dipendenti, ossessivo-compulsivi, passivo-aggressivi, depressivi, paranoidi, schizotipici, schizoidi, istrionici, narcisistici, borderline, antisociali);

– il test del chi quadro secondo Pearson per l’analisi delle variabili categoriali (genere, livello di istruzione, pregressi interventi di chirurgia estetica, comorbilità lifetime per disturbi d’ansia, dell’umore e del comportamento alimentare, comorbilità familiare psichiatrica).

Tutte le variabili continue e categoriali risultate significative all’analisi bivariata sono state incluse in un modello di regressione logistica stepwise, adottando il punteggio della scala BDD-YBOCS come variabile dipendente.

Risultati

Sono stati inclusi nello studio 57 soggetti. Di questi, 6 (10,5%) non hanno accettato di sottoporsi alla valutazione. I 51 soggetti esaminati sono risultati 47 femmine (92,2%) e 4 maschi (7,8%), con un’età media di 44,47 ± 11,78 anni.

Gli interventi chirurgici a cui i pazienti si sono sottoposti dopo la valutazione sono stati: blefaroplastica e liposuzione in 14 casi ciascuno (27,4%), addominoplastica in 9 casi (17,6%), otoplastica e rinoplastica in 8 casi ciascuno (15,7%), lifting facciale e mastoplastica in 2 casi ciascuno (4%). Il totale supera il 100%, poiché alcuni pazienti si sono sottoposti ad interventi combinati. 14 pazienti (27,45%), 2 maschi e 12 femmine, si erano già sottoposti in precedenza ad interventi di chirurgia estetica.

Il punteggio medio della BDD-YBOCS è risultato 10,04 ± 6,06; quelli della HAM-D e della HAM-A sono risultati, rispettivamente, 10,29 ± 4,72 e 9,37 ± 5,66.

8 casi (15,7%), tutti di sesso femminile, hanno soddisfatto i criteri per la diagnosi di disturbo da dismorfismo corporeo.

In Tabella I sono riportati i risultati del confronto statistico fra i due sottogruppi di soggetti con e senza disturbo da dismorfismo corporeo, per quanto concerne le seguenti variabili categoriali: genere, livello di istruzione, pregressi interventi di chirurgia estetica, comorbilità lifetime per i disturbi dell’umore, di ansia e del comportamento alimentare (DCA), comorbilità familiare psichiatrica nei parenti di primo grado.

In Tabella II sono riportati i risultati del confronto statistico fra i due sottogruppi di soggetti con e senza disturbo da dismorfismo corporeo, per quanto riguarda le seguenti variabili continue: età, età d’esordio e durata dei sintomi dismorfofobici, punteggi delle scale BDD-YBOCS, HAM-D e HAM-A.

I risultati del test del chi quadro secondo Pearson per le variabili categoriali indicano una differenza significativa (p = 0,049) a favore del gruppo con disturbo da dismorfismo corporeo per la comorbilità lifetime con DCA (25% vs. 4,7%).

I risultati del test del t di Student per campioni indipendenti indicano una differenza significativa a favore del gruppo con disturbo da dismorfismo corporeo per la durata dei sintomi dismorfofobici, (20 ± 4,72 anni vs. 14,28 ± 10,83 anni) (p = 0,023), e per i punteggi della HAM-D, (15,25 ± 3,73 vs. 9,37 ± 4,31) (p = 0,001) e della HAM-A, (15,75 ± 3,73 vs. 8,19 ± 5,15) (p = 0,0005).

In Tabella III sono riportati i risultati del confronto statistico tra i due gruppi con e senza disturbo da dismorfismo corporeo, per quanto riguarda il numero di tratti riscontrato per ciascun disturbo di personalità. Le differenze sono risultate significative per i disturbi di personalità evitante (p = 0,0005), passivo-aggressivo (p = 0,029), depressivo (p = 0,0005), paranoide (p = 0,0005), schizotipico (p = 0,001), borderline (p = 0,0005) ed antisociale (p = 0,0005).

La regressione logistica stepwise (Tab. IV), condotta utilizzando il punteggio della BDD-YBOCS come variabile dipendente, ha evidenziato che due fattori risultano significativamente in relazione con la gravità dei sintomi dismorfofobici: il disturbo di personalità paranoide (p = 0,002) ed il disturbo di personalità schizotipico (p = 0,013).

Discussione

Le caratteristiche dei pazienti valutati nel nostro studio sono sostanzialmente analoghe a quelle riportate in altre indagini sulle manifestazioni psichiatriche di pazienti della chirurgia correttiva estetica, nonostante una notevole variabilità di cifre fra i diversi Autori. L’età media dei nostri soggetti è di circa 44 anni, superiore a quella riportata da Phillips e Diaz (15) e da Vargel e Ulusahin (35), rispettivamente intorno al 33% e al 26%, ma esattamente sovrapponibili ai valori trovati nei campioni di Sarwer et al. (42) e Kisely et al. (43).

Per quanto riguarda la distribuzione tra i sessi, il nostro valore è nettamente a favore del sesso femminile (90% circa), ma è sostanzialmente in accordo con i dati che si riscontrano in letteratura e che oscillano dal 65% all’88% (35) (43)-(45).

La prevalenza del disturbo da dismorfismo corporeo risulta abbastanza elevata nel nostro gruppo (16%), ma anche in questo caso gli studi analoghi della letteratura offrono valori di confronto piuttosto eterogenei: alcuni decisamente inferiori (3,5%-7%) (34) (37), altri al contrario più elevati (20%) (35). La variabilità di questi dati ci pare innanzitutto da ricondurre alla numerosità ridotta dei campioni esaminati e all’eterogeneità metodologica e degli strumenti diagnostici adottati dai vari Autori.

I dati ottenuti nel presente studio sui rapporti fra disturbo da dismorfismo corporeo e disturbi di personalità si possono considerare una sostanziale conferma dell’ipotesi di lavoro da cui si è partiti.

I risultati della regressione logistica, che tengono conto delle interazioni reciproche tra i fattori, indicano che la gravità dei sintomi dismorfofobici è correlata al numero di tratti di personalità schizotipico e paranoide (Cluster A). Essi potrebbero rappresentare la manifestazione clinica di una vulnerabilità temperamentale sottostante. Tale vulnerabilità costituirebbe una condizione predisponente ad uno scompenso psicopatologico acuto (insorgenza di sintomi o di un disturbo dismorfofobico), tale da indurre il paziente a rivolgersi al chirurgo plastico per un intervento correttivo.

In questi disturbi di personalità ritroviamo una notevole difficoltà nelle relazioni interpersonali, che, accompagnata da ansia sociale e spesso associata alla presenza di idee di riferimento, può contribuire a spiegare l’eccessiva importanza conferita dal paziente dismorfofobico al proprio aspetto fisico e l’abnorme risposta di fronte ad un lieve difetto e ad una imperfezione estetica. Va d’altra parte ricordato che tra i criteri diagnostici indicati dal DSM-IV-TR per il disturbo di personalità schizotipico è compresa la presenza di "esperienze percettive insolite, incluse illusioni corporee", che in parte possono sovrapporsi all’alterazione della percezione del Sé corporeo del paziente dismorfofobico che avverte addirittura sensazioni somatiche riferite al presunto difetto, come la sensazione di "pelle che tira" (46).

Il disturbo di personalità paranoide correla con un maggior rischio di sviluppare il disturbo delirante: tale osservazione potrebbe giustificare, almeno in alcuni pazienti, la comparsa di forme di disturbo da dismorfismo corporeo "con scarso insight", o di vere e proprie varianti deliranti del disturbo (47) (48). Tuttavia, il grado di insight non è stato finora valutato nei nostri pazienti dismorfofobici e sarà oggetto di successive indagini.

I risultati del presente studio sono per alcuni aspetti discordanti rispetto a quelli delle poche ricerche disponibili come confronto. Fra le comorbilità di Asse II più frequenti nei casi di disturbo da dismorfismo corporeo, infatti, la maggior parte degli Autori identifica i disturbi di personalità del Cluster C (11) (19)-(21). Tuttavia, un’alta frequenza di comorbilità con disturbi del Cluster A, in analogia con i dati del nostro campione, è già stata riportata da Veale et al. (13). D’altra parte, noi abbiamo indagato la presenza di disturbi di personalità non in una popolazione psichiatrica con disturbo da dismorfismo corporeo, ma in una popolazione della chirurgia correttiva estetica, in cui solo il 16% circa dei soggetti ha soddisfatto i criteri diagnostici per questo disturbo somatoforme. L’unico studio che è stato possibile reperire circa i disturbi di personalità nei pazienti che si sottopongono ad interventi di chirurgia estetica (Maffei e Fossati) (37) indica una significativa correlazione del disturbo da dismorfismo corporeo con i disturbi di personalità evitante e dipendente, ma non con i disturbi di personalità schizotipico e paranoide. Tali differenze sono verosimilmente attribuibili da un lato a differenze nelle caratteristiche del campione, che dipendono almeno in parte dalla difficoltà di reclutare pazienti appartenenti ad un contesto differente da quello psichiatrico, ricorrendo all’attività libero-professionale di un collega chirurgo plastico, dall’altro alle differenze metodologiche concernenti gli strumenti di valutazione e i criteri di identificazione del disturbo da dismorfismo corporeo e dei disturbi di personalità.

Nonostante queste divergenze, l’identificazione di un alto numero di tratti di personalità paranoide o schizotipico come condizione predisponente allo sviluppo di un disturbo da dismorfismo corporeo risulta di notevole interesse, poiché si tratta in entrambi i casi di disturbi molto gravi, che inficiano gravemente le funzioni di pensiero e percezione, e possono predisporre allo sviluppo di disturbi deliranti o appartenenti allo spettro schizofrenico (49) (50).

Poiché in altri disturbi con caratteristiche analoghe al disturbo da dismorfismo corporeo (ad es., il disturbo ossessivo-compulsivo) la presenza del disturbo di personalità schizotipico è riconosciuta come un fattore prognostico negativo (49) (51)-(53), è possibile che questo disturbo influenzi negativamente anche l’esito dell’intervento, in termini di grado di soddisfazione del paziente per il risultato ottenuto e di richiesta di ripetere l’intervento o di praticarne di nuovi. Il significato prognostico dovrà essere ovviamente valutato anche per il disturbo paranoide, anche se mancano in letteratura indicazioni riguardanti il rapporto fra questo disturbo di personalità e l’esito dei disturbi psichiatrici di Asse I.

Sono quindi auspicabili ricerche che proseguano le indagini in questo ambito, anche se sono prevedibili notevoli difficoltà. Infatti, condurre degli studi che valutino adeguatamente questi aspetti prognostici richiede follow-up a lungo termine in pazienti che difficilmente sono disponibili a proseguire i contatti con lo psichiatra. La tendenza di questi soggetti è infatti quella di mantenere la convinzione che il loro sia un problema somatico e che la possibilità di ulteriori miglioramenti risieda nella ripetizione di interventi chirurgici estetici, non in un approccio di tipo psichiatrico e psicologico clinico.

In conclusione, sulla base dei dati di cui disponiamo attualmente, pare possibile sostenere che i tratti di personalità schizotipico e paranoide costituiscano l’elemento peculiare di un sottogruppo di pazienti che si rivolgono principalmente al chirurgo plastico, caratterizzati dalla presenza di reazioni psicopatologiche significative in risposta a modificazioni o difetti lievi dell’aspetto corporeo. Da quanto detto precedentemente, si evince che tratti di personalità legati alla presenza di idee di riferimento, a esperienze cognitive e percettive abnormi, alla sospettosità e al timore di giudizi e atteggiamenti ostili, a un’ansia sociale grave e persistente, a un’identità fragile e dissonante dall’ambiente sociale di riferimento, possono amplificare la risonanza soggettiva delle imperfezioni corporee, generando reazioni abnormi di scompenso psichico; tali reazioni prendono la forma di sintomi o di un vero e proprio disturbo dismorfofobico. È quindi opportuno che lo specialista chirurgo plastico prenda in considerazione, in questi casi, non soltanto il problema fisico, ma anche la reazione psicopatologica ad esso collegata e la struttura di personalità sottostante.